Breve storia di Alagna Valsesia

 

 

 

 

 

 

 


Frazione Otro(In Olter)

 

 

 

 

 

 


Frazione Piane ( In d'Boudma)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



Frazione Pedemonte (Z’Kantmud)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

Chiesa di San Giovanni Battista

 

La Regina d'Italia,

Margherita di Savoia - Inaugurazione

della Capanna Margherita

 

 

 

 

 






 


 

 

 

Grand Hotel Monte Rosa

 

 

 

 

 


 

 

 

 

Istituto Scientifico
"Angelo Mosso" - Col d'Olen

 

 

 

 

 

 

Ovovia del Belvedere

 







 

 

Funivia - Stazione Punta Indren

m.3260

 

Funifor Pianalunga - Salati

 

 

 

 

 



2007 - 16° Walsertreffen

 


Marmitte dei Giganti

 

Capanna Regina Margherita

 

 

 

 

 

 

 

 

Sulle piste innevate

 

 

 

 

 

 

 

Costume di Alagna 1790

Costume di Alagna 1790

 

Insediamenti Walser in Piemonte

Alagna oggi

I Walser

ALAGNA E LE SUE ORIGINI

Il toponimo "Alagna", per indicare un insieme di insediamenti abitativi stabili ai piedi del Monte Rosa, compare in epoca piuttosto tarda, verso il 1500 ca. Agli inizi della sua storia non esisteva un singolo nucleo abitato, ma un insieme di frazioni , dipendenti dalla Comunità di Pietre Gemelle. Prima dell'arrivo dei coloni walser, agli inizi del XII secolo è questo l'ultimo villaggio della Valgrande del Sesia che risulta essere stabilmente abitato. La più antica attestazione della sua esistenza si rileva da un documento dell'Archivio Civico di Vercelli (Codice Biscioni), contenente il giuramento di cittadinanza vercellese prestato dagli uomini della Valsesia nell'nno 1217: in esso compare "Guidetus filius Johannis de Petris Zumellis", quale unico rappresentante di Pietre Gemelle, tra i 612 Valsesiani menzionati nell'atto.

Ai tempi della comunità di Pietre Gemelle, l'attuale territorio di Alagna era occupato da quattro grandi alpeggi, corrispondenti alle quattro valli principali poste alla testata della Valgrande, e precisamente: l'alpe di Otro, l'alpe Alagna, l'alpe Bors e l'alpe Mud.

 L'alpeggio di Otro compare già in due diplomi dell'imperatore Corrado il Salico (Costanza 1025, Aquisgrana 1028), in cui esso viene donato al vescovo Pietro di Novara, insieme ad altri beni facenti parte dei possedimenti dei conti Riccardo e Uberto, antenati dei Biandrate. Nel 1083 viene però menzionato come "mercede" che il conte Guido di Biandrate ha elargito all'Abbazia di Cluny, rivelando il suo passaggio dal vescovado di Novara al casato dei Biandrate.

La valle parallela a quella di Otro, l'alpe Alagna (oggi Olen), si estendeva dai prati delle Piane ai pascoli di Stofful e Pianalunga, comprendendo anche la borgata ai piedi della valle, o Pe' d'Alagna (nominata in un documento del 1442): essa apparteneva al monastero di S. Nazaro di Biandrate, che vi esercitò diritti dal XII al XVI secolo.

 La terza valle, dell'alpe Bors, separata dalla precedente dalla Bocchetta delle Pisse, apparteneva interamente alla famiglia dei Biandrate e comprendeva il territorio dal Col d'Olen al Turlo.

      

Infine l'ultima valle, dell'alpe Mud o Motis, o Moyt, alla sinistra orografica del Sesia, conobbe vari passaggi di proprietà. Nel 1025 fu donata, insieme ad Otro, da Corrado il Salico al Vescovo di Novara.

Agli inizi del XII secolo apparteneva alla Chiesa di San Giulio d'Orta, poi fu ceduta al priore della Chiesa di San Pietro di Castelletto. Nel 1249 i conti di Biandrate soppressero il monastero e ne incamerarono i possedimenti.

Nello sviluppo delle vicende storiche legate agli alpeggi di Alagna, determinante fu l'influenza dei monasteri che, in epoca medievale, contribuirono notevolmente alla colonizzazione delle regioni alpine e all'opera di bonifica dei pascoli di montagna.

Al tempo stesso si faceva sentire la presenza dei signori feudali, come i Biandrate, che tendevano ad abbandonare le località di pianura, dove la loro potenza stava declinando, per rifugiarsi nelle zone alpine, dando così impulso ai commerci transalpini e favorendo l'insediamento di coloni walser in luoghi ancora spopolati.

 Nel processo di trasformazione dell'economia medioevale verso un rinato interesse per le coltivazioni agricole e la pastorizia si possono inserire le grandi migrazioni delle popolazioni tedesche, composte da individui abituati alle più dure difficoltà climatiche ed ambientali, esperti nella bonifica delle paludi e nello sfruttamento dei territori d'alta quota.

E' questo il clima in cui, provenienti della valle del Rodano, nell'altopiano del Goms, vennero ad insediarsi i coloni Walser nel territorio alagnese (seconda metà del XIII secolo).

Nell'ambito delle lotte tra gli antichi feudatari e i Comuni di Novara e di Vercelli per l'egemonia sul suolo valsesiano, importante appare il trattato inedito, risalente al 1259, tra il Comune di Novara e i fratelli Gotofredo e Ruffino di Biandrate, con cui si ordinava ai Valsesiani di pagare i fitti e i diritti spettanti ai signori feudali . Tale obbligo non verrà però rispettato dagli abitanti, in nome di quei principi di autonomia e di indipendenza che hanno sempre caratterizzato la storia valsesiana; infatti nel 1270 si ribadirà tale impostazione del trattato di Brusson, stretto tra Ibletto di Challant-Aosta, alleato di Gotofredo, e gli ambasciatori della Valle.

In tale documento si fa riferimento alle alpi dei Biandrate situate nel territorio alagnese, indicando altresì la presenza di una via d'alta quota percorribile attorno al Monte Rosa. Nel trattato non si accenna ancora all'esistenza di un insediamento walser negli alpeggi alagnesi della famiglia dei Biandrate, fatto che porta a pensare ad una data più vicina al 1285 che al 1270 per la nascita di Alagna come colonia alemanna .

Lentamente, dunque, tra la fine del '200 e gli inizi del '300, gli antichi pascoli appartenenti ai monasteri, in particolare le stazioni di fondovalle (Pe' d'alpe), si trasformarono in stabili villaggi walser. La testimonianza più antica ad essi relativa è del 1302: un colono di Pedemonte "Anrigeto alemanno di Apud Mot" costituisce, secondo il diritto vallesano, la dote della propria figlia, con l'obbligo per il genero Pietro Gualcio di partecipare alla conduzione dell'azienda agricolo-pastorale della famiglia. In una testimonianza di poco successiva, del 1319, Giacomo, figlio di Anrigeto Ursus, cede i diritti di affitto ereditario su di un appezzamento a Pedemonte, sotto il Dosso dei Larici, ai fratelli Zanino e Nicolino della Borca di Macugnaga. Ciò porterebbe a concludere, con una certa sicurezza, che i primi coloni stanziati a Pedemonte fossero qui giunti da Macugnaga, intorno al 1300.

I consorti di Pedemonte possedevano terreni anche a Pé d'Alagna (oggi Pedelegno), in quanto nel 1328 Pietro Enrigone di Pedemonte e la madre vendono ad Antonio Enrigone, zio di Pietro, un appezzamento confinante con Anrigeto Ursus .

Altri gruppi di coloni si possono attestare a Goreto (a partire dal 1350), Piane, (1354), Rusa (1389), Merletti (1413), Ekku (1414) Bonda (1417), Montella (1438); tutti nuclei composti da membri riconducibili ad un solo casato, secondo l'uso degli stanziamenti walser.

Per quanto riguarda la frazione Reale di Pé d'Alagna, la testimonianza più antica risale al 1321 e informa che il suo primo abitante era Zanino, discendente dai Gualcio di Verdobbia, quindi proveniente da Gressoney .

Fino al 1325 la Comunità di Pietre Gemelle dipendeva dalla parrocchia di Scopa; nel distacco da quest'ultima fu determinante l'arrivo dei Walser, con il conseguente aumento della popolazione e la crescente difficoltà per raggiungere una località così lontana. Si creò così una parrocchia autonoma intitolata a San Michele, finché, nel 1475, si procedette anche alla separazione da Riva in parte per i disagi che la popolazione aveva per raggiungere la parrocchia in inverno, ma soprattutto perché si rendeva necessario per la comunità di Alagna avere un parroco che parlasse in lingua tedesca.

All'atto della sua costituzione, la chiesa di S. Giovanni raccoglieva le varie borgate sparse intorno a Pedemonte e Pe' d'Alagna, aggregate a Pietre Gemelle e non riconducibili ancora ad un singolo nucleo. Sarà solo agli inizi del '500 (quando anche Otro e Pé d'Otro entreranno a farne parte) che si inizierà a parlare della parrocchia "di San Giovanni Battista di Pè d'Alagna" e gradatamente il toponimo Alagna ("ds Land", nella lingua locale) comincierà a farsi strada per designare la località da cui è nato l'odierno Comune.

La storia dei Walser di Pietre Gemelle, rimasta pressoché immutata per quattro secoli, ebbe una svolta molto significativa nel XVII secolo, quando, sia per l'aumento della popolazione, sia per le nuove idee illuministe che filtravano da oltralpe, la gente cominciò a lasciare il paese. Si partiva per imparare, si partiva con la speranza di un maggiore benessere, si partiva anche perchè richiesti all'estero come esperti artigiani.

Così, sui registri parrocchiali del tempo troviamo notizie su chi era andato in Francia a fare il gessatore, chi era partito per la Svizzera in cerca di fortuna, chi era morto al Passo del Gran San Bernardo perché travolto da slavina.

Quei walser che secoli addietro avevano viaggiato per trovare una terra dove vivere, adesso si trovavano ancora una volta a dover partire. Molti di loro hanno fatto ritorno a casa, ricostruendo in modo nuovo i loro villaggi, altri non sono tornati più, stabilendo per sempre all'estero la loro residenza.

Così i Bodmer, gli Heintz, i Winter, i Ruffiner che alla comunità di Pietre Gemelle hanno lasciato solo il ricordo della grande arte che li ha caratterizzati.

Ricordiamo a questo proposito l'opera di Daniel Heintz che ha legato il suo nome di illustre architetto e scultore alla città di Basilea e a Berna, dove si spense nel 1596.

I fratelli D'Enrico, la cui testimonianza artistica in Valsesia è ben visibile, nelle cappelle del Sacro Monte di Varallo e sulla pregevolissima facciata della chiesa parrocchiale di Riva Valdobbia.

E ancora i Bodmer, famiglia di architetti, autori di molte opere nel Vallese, fra cui merita sicuramente citare la navata della chiesa di Glis.,

Verso la fine dell' 800 la Regina d'Italia, Margherita di Savoia scelse le Valli del Rosa come luogo di vacanza: aI suo seguito, donne, conti, nobiltà.

Nacque  così un turismo d'élite. Si costruirono nuovi edifici, nuovi alberghi, ville per le vacanze. Dall'estero tornano molti emigranti, perché ci sono occasioni di lavoro del tutto inedite; si progettò addirittura il proseguimento della linea ferroviaria Novara-Varallo.

Alagna si rinnovò e visse attimi di gloria.

La Belle Époque significò per Alagna uno stile di vita nuovo fatto di nobildonne e governanti, marchesi e cocchieri, carrozze ed alpinisti illustri, la cui presenza modificò profondamente il tessuto sociale.

Gli uomini trovarono spesso un'occupazione stabile e redditizia: alcuni diventarono albergatori, altri accompagnarono i turisti sulle montagne, avviando così la storia della vocazione alpinistica del borgo arroccato ai piedi del Monte Rosa.

Il parroco di Alagna, Giovanni Gnifetti, raggiunse per primo nel 1842 la Signal Kuppe, la vetta più alta del Monte Rosa.

Negli anni vivaci che ne seguirono, un nuovo tessuto sociale acculturato e dinamico fermò negli scritti, nei fatti e negli studi il passato alla storia di Alagna e l'inizio del suo futuro.

Il dottor Giovanni Giordani scrisse una grammatica, con allegato il dizionario della lingua tedesca parlata ad Alagna con cenni di storia delle tradizioni all'epoca ancora in uso.

Il teologo Farinetti dedicò pagine intense sui Bollettini del neonato Club Alpino Italiano, lasciando testimonianza autentica di un epoca che stava per finire.

L'Abate Antonio Carestia, di Riva Valdobbia, allestì un erbario di un'importanza nazionale, scoprendo e raccogliendo ogni specie di pianta sulle sue montagne del territorio.

Giuseppe Guglielmina legò il suo nome allo sviluppo alberghiero e turistico di Alagna, costruendo e gestendo una catena di alberghi che spazia dal Monte Rosa alla Riviera Ligure fino a raggiungere Palermo nel 1891 con la costruzione del ristorante Cafè Chantant.

Nel 1872  nacque il Corpo Guide di Alagna.

Nel 1907 il Cai celebrò ad Alagna il XXXVIII Congresso degli alpinisti italiani; il 27 agosto dello stesso anno venne inaugurato, a 2907 metri di quota, l'istituto scientifico "alla presenza augusta di S. M. la Regina Margherita e di scienziati d'ogni Paese".

L'istituto prese il nome dal suo ideatore, Angelo Mosso.

 

Alagna visse gli ultimi anni del sec. XIX e i primi di quello successivo in un clima di ottimismo. La "Chamonix del Rosa", così era chiamato il villaggio, sembrava destinata a un luminoso avvenire. Si sperava che lo spopolamento si arrestasse e che non fosse più necessario emigrare.

Ma con l'avvento della grande guerra, il villaggio si spopolò di tutti gli uomini validi, chiamati al fronte. La comunità conobbe nuove sofferenze e non pochi lutti.

La guerra finì e si celebrò la vittoria.

La gente, uscita dall'incubo, voleva divertirsi e viaggiare. Alagna riprese ad accogliere i turisti, nella speranza di un futuro di pace e benessere.

 

Nel 1940 l'Italia entrò ancora in guerra e per Alagna furono anni bui di lutto e sofferenza. I rastrellamenti, le battaglie, le atrocità e gli atti di eroismo segnarono un epoca; la Capanna Gnifetti divenne un rifugio per i profughi diretti in Svizzera attraverso il Lysjoch, la Resistenza sui monti valsesiani fu l'inizio della rinascita. Con la fine del secondo conflitto mondiale ad Alagna riaprirono gli alberghi, il Cai riparò i rifugi e tornarono i turisti.

La motorizzazione andò diffondendosi in tutti i ceti sociali e, con la conquista del tempo libero, si incominciò a parlare di turismo di massa.

Incapace di mettersi al passo ci tempi, la Valsesia tracollò in fretta, il turismo diminuì progressivamente e più di un albergo chiuse i battenti mentre lo spopolamento riprese in misura mai vista prima.

Un tentativo di rinnovamento furono nel 1950 la costruzione dell'ovovia del Belvedere e il rilancio della miniera di calcopirite che occupò numerosi dipendenti.

Nel frattempo però un valsesiano,  l'ingegner Giorgio Rolandi, aveva portato a compimento un grandioso progetto: la funivia del Monte Rosa, che ha accorciato la via delle vette e ha permesso di sciare anche d'estate.

Nacque il Parco Naturale Alta Valsesia che portò ad un turismo di tipo nuovo.

La gente riscoprì  la natura, il piacere di camminare nei boschi e nei pascoli degli antichi alpeggi, sui sentieri che furono dei coloni e degli emigranti.

Ma è stato  il sogno dell' Ingegner Rolandi che ha aperto oggi le porte alla vocazione turistica di Alagna.

Dopo gli impianti di Punta Indren, la nascita nel 2000 della moderna telecabina Alagna - Pianalunga e della seggiovia biposto Pianalunga - Bocchetta delle Pisse, la costruzione nel 2003/2004 dell'impianto funiviario Pianalunga-Passo dei Salati hanno sancito il collegamento con la Valle d'Aosta e il completamento del circuito del Monterosaski.

Le comunità Walser di Alagna, Gressoney e Champoluc sono raggiungibili in una mattinata attraversando, con gli sci ai piedi, gli antichi Passi alpini aperti dagli antenati.

 

L'apertura al nuovo non significa tuttavia per Alagna dimenticare il passato.

Nel museo walser di Pedemonte si raccolgono con amore gli oggetti semplici degli avi, si restaurano i vecchi mulini e le case di legno, mentre ai giovani viene insegnata la lingua dei Walser; al cospetto dei ghiacciai del Rosa rinasce l'antica processione walser del Rosario Fiorito e Alagna torna a guardare con speranza al futuro.

ALAGNA OGGI

Alagna oggi è la capitale valsesiana del soggiorno e del divertimento a vocazione sportiva, specie per gli sport invernali e l'alpinismo.

Nella splendida cornice del Parco Naturale Alta Valsesia, l'area protetta più alta d'Europa, Alagna presenta paesaggi mozzafiato in una natura spesso intatta ed incontaminata. Suddivisa in diverse frazioni, Alagna è pervasa tuttora dalla cultura dei Walser: l'artigianato, la cucina tipica, l'architettura, l'arte e la lingua ne sono una testimonianza.

In alcuni di questi piccoli villaggi si trovano oggi graziosi ristoranti tipici che offrono una larga scelta di specialità Walser e piemontesi.

Sicuramente da vedere sono l'Ecomuseo del territorio e della cultura Walser, itinerario storico-culturale il cui cuore è il "Walser Museum", un'antica casa nella tipica architettura fedelmente ristrutturata che ospita, al suo interno, antichi attrezzi agricoli ed utensili domestici, che testimoniano visivamente gli aspetti fondamentali della grande civiltà alpigiana; i siti che gravitano intorno al Museo sono l'antica segheria, i mulini, i forni del pane, il forno della calce ed il Teatro.

La  Chiesa Parrocchiale di S. Giovanni Battista con i suoi tesori merita un'accurata visita; nelle frazioni sono meritevoli anche gli oratori e le cappelle.

Posta a circa 1200 m alla testata della Valle del Sesia, Alagna è la principale via d'accesso alla splendida parete sud del Monte Rosa.

L'ambiente naturale, praticamente intatto, è tutelato dal Parco.

Il dislivello altimetrico dà origine ad ambienti naturali assai vari, dai folti boschi in prevalenza di larici delle quote inferiori per passare alle vaste praterie alpine fino a raggiungere l'ambiente estremo dei ghiacciai.

E' caratterizzata da una vegetazione propria dei piani alpini e subalpini: muschi, licheni genepì e ranuncoli alle quote elevate, rododendri, mirtilli, larici, faggi, abete bianco, primule e genziane alle medie e basse quote.

La fauna assomma la ritrovata presenza di linci; sono presenti ovunque stambecchi, camosci, cervi, caprioli marmotte, volpi, ermellini, donnole, martore, scoiattoli e lepri bianche.

Eccezionale l'avifauna, dominata dall'aquila; è riapparso il  gipeto, mentre falchi,fagiani di monte, pernici bianche, coturnici, corvi imperiali, ghiandaie e gufi si trovano in tutto il territorio. Il fiume Sesia ed i torrenti, abitati dalla trota fario sono il paradiso anche della pesca a  mosca.

Nel Parco Naturale Alta Valsesia è visitabile il giardino Botanico presso l'Alpe Fum Bitz; tra gli itinerari più affascinanti va segnalato "Il sentiero glaciologico" che permette  di spaziare tra   cascate, marmitte glaciali, morene e ghiacciai.

 

Nella stagione estiva Alagna è un vero paradiso per l'alpinismo: una fitta rete di sentieri,  percorre tutta l'alta Valsesia e gli escursionisti e gli alpinisti provengono da tutto il mondo sia per dedicarsi ad agevoli trekking  che per cimentarsi in ascese d'élite, con le infinite possibilità di ascensione sul gruppo del Rosa.

Notevole anche l'offerta di rifugi: 11 custoditi e 4 bivacchi.

La Capanna Regina Margherita, una delle mete storiche dell'alpinismo sportivo e turistico è il più alto rifugio d'Europa a m.4559.

Anche rafting, canyoning e hydrospeed,  sono  sport   fluviali   che hanno sul Sesia una campo d'azione assolutamente doc! Ecosistema intatto e conosciuto nel mondo per essere stato teatro del Canoa World Championship 2002, il Sesia è meta ambita e ricercata dagli appassionati di tutta Europa.

 

Nella stagione invernale il comprensorio sciistico di Alagna offre  possibilità illimitate ed ancora in gran parte sconosciute. Da Punta Indren, 2000 metri di discesa viziano anche gli sciatori più esigenti.

Un domaine skiable pressoché senza confini attende gli amanti del fuori pista con una scelta infinita tra ripidi couloirs, soffici panettoni, ampi spazi di neve polverosa e chilometri di facili percorsi, che si snodano tra laghi alpini e pascoli, promessa di emozioni sempre nuove nelle diverse stagioni.

Percorsi da favola tra le baita walser o nascosti nel Parco Naturale Alta Valsesia dove non sono importanti i chilometri di pista, ma gli ettari di neve vergine per ogni sciatore.

Ma anche il collegamento  con il Monterosaski ovvero 180 chilometri di piste 123 km per sciatori intermedi, 47 km per principianti e 10 km di  piste "nere", indicate per i più esperti.  61 percorsi differenti, immersi in paesaggi mai uguali, sempre al cospetto del Monte Rosa.  Molti tracciati dotati di innevamento programmato, così da poter integrare la copertura nevosa in caso di precipitazioni poco generose.                                         

La vallata di Alagna è la parte più difficile del Monterosa Ski, conosciuta come punto d'acceso ai più bei fuoripista del Monte Rosa, ma con una facile connessione alle piste del resto del comprensorio.

Alagna è la meta ideale per chi cerca emozioni forti ma anche per chi vuole sci alla portata di tutti, in un ambiente ancora intatto, lontano dalle folle delle grandi stazioni.

Le piste facili del Wold e lo snow park di Pianalunga completano l'offerta per i bambini.

CHI SONO I WALSER?

DA DOVE ARRIVANO?

QUANDO ARRIVARONO?

I Walser sono una popolazione di origine Alemanna che verso la fine dell'anno 1000 emigrarono e si insidiarono nella Confederazione Elvetica, nel Vallese e precisamente nella parte superiore della Valle del Rodano e quello dell'Aletsch. Questa antica popolazione tedesca che abitò in questa regione, nel XIII e XIV secolo venne identificata con il nome della valle stessa: il Vallese, da cui Walliser e, contratto, Walser. Popolo di estrazione contadina, i Walser vivono prevalentemente tra le montagne: uomini abituati ad affrontare il quotidiano duro lavoro dei campi, indispensabile per il sostentamento non solo della famiglia, bensì anche per l'allevamento del bestiame. Importanza primaria assumono anche le opere di dissodamento del terreno, di canalizzazione delle acque e di mantenimento dei prati. Le colonie italiane dei Walser trovano la loro origine nella Valle del Goms, da cui migrano sia alla ricerca di nuovi e più rigogliosi pascoli per il bestiame, sia a seguito delle sollecitazioni dei Conti di Biandrate, proprietari di possedimenti oltre che nel Vallese anche nelle valli a Sud del Monte Rosa, interessati a salvaguardare le loro terre dall'avanzata delle popolazioni provenienti da Sud. La loro colonizzazione iniziale vede la formazione di insediamenti non stanziali, bensì legati alla stagionalità del pascolamento a diverse quote.

Nelle valli a Sud del Monte Rosa i Walser giungono verso la fine del XIII secolo. Nel territorio di Alagna Valsesia "IM LAND" arrivarono nel 1302, come confermato da un antico documento e si insediarono nel Cantone di Pedemonte. La zona in quei tempi era completamente ricoperta da una fitta foresta. I Walser intrapresero subito un'importante opera di bonifica: disboscarono per dare spazio a campi e prati, indispensabili per procurarsi il necessario per vivere e per foraggiare il bestiame. Con le loro usanze e il loro bagaglio culturale, portarono anche la lingua madre che tuttora, malgrado le mille difficoltà, sopravvive; non sappiamo tuttavia fino a quando e non possiamo far altro che augurarci che anche i nostri nipoti siano ancora in grado di salutare in Titzchs!

E' quindi così che i Walser diedero inizio alla costruzione delle nostre abituali abitazioni, con un'architettura spontanea legata alle esigenze della località. Considerandola nei particolari, risulta unica nel suo genere. Nel corso del secolo XV e successivi, gli abitanti del Cantone di Pedemonte diedero origine alle altre frazioni - o Cantoni - sparsi sulle pendici intorno al paese.