Personaggi

 

 

 

 

 

 

 

Huszaiche, segno casato Daniel Heintz I

 

 

Huszaiche, segno casato famiglia Bodmer

 

 

Huszaiche, segno casato famiglia Ruffiner

Leuk,Municipio

 

 

 

San Carlo comunica

gli appestati

Pala di Domodossola

 

Davide e con la testa di Golia  Pinacoteca Varallo

 

 

 

Statue al Sacro Monte di Varallo

 

 

 

 

 

 

 

 

Giudizio Universale Riva Valdobbia,   parrocchiale

di San Michele

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I maestri Prismellesi

Con il nome di "Maestri Prismellesi" si individua una folta schiera di famiglie d'artisti, costruttori, architetti, decoratori, originari della zona anticamente nota come "Pietre Gemelle" / "Prismell", comprendente gli abitati di  Alagna e le circostanti frazioni e di Riva Valdobbia. Tra i principali esponenti di questa “scuola” artistica si ricordano gli Heintz, i Bodmer, ed i  Ruffiner.

 

Daniel Heintz, il Vecchio (Alagna ca. 1530-35;  Berna 1596 ) - architetto

Dal 1559 cittadino di Basilea, dal 1591 cittadino di Berna.

Fu capostipite della celebre famiglia di artisti prismellesi, il cui cognome fu italianizzato in "Enzio".

Membro della corporazione degli scalpellini della Germania meridionale, ebbe contatti con collezionisti ed eruditi basilesi vicini a Basilius Amerbach il Giovane. Realizzò i due principali edifici rinascimentali di Basilea: la sede della corporazione dei vinai e lo Spiesshof. Tra il 1571 e il 1574 eresse la volta della navata centrale della cattedrale di Berna e realizzò il pontile rinascimentale (demolito nel 1864); la figura della Giustizia sul portale della cattedrale risale al 1575 (oggi al Museo storico di Berna). Nel 1588 si trasferì definitivamente a Berna e divenne capomastro cittadino. Fu una delle figure principali dell'architettura rinascimentale nell'area della Svizzera tedesca.

 

I Bodmer

Nel XVI e XVII sec. numerosi Bodmer, provenienti dalla colonia walser di  Prismell, Pietre Gemelle, lavorarono come artigiani e artisti a nord delle Alpi.

Ai maestri costruttori della Valsesia si devono diverse costruzioni nell'odierno distretto di Briga: i fratelli Peter, Christian e Balthasar costruirono il castello annesso all'antico palazzo Stockalper (1649-78) e la chiesa del collegio di Briga (1675-85), e realizzarono la ricostruzione in stile barocco delle chiese di Glis (1642-59) e di Naters (1659-70). Lorenz e Heinrich, di Prismell, entrarono a far parte della cittadinanza di Zurigo rispettivamente nel 1538, 1550 e 1579.

 

I Ruffiner

Anch'essi artisti prismellesi " de super Rusam" frazione Fum d'Rufinu (Rusa di Alagna), operarono come architetti e costruttori in Svizzera; il più famoso fu Ulrich (Alagna 1480-85; Glis 1549) che fu definito "l'uomo che cambiò il volto al

Vallese": le sue opere sono infatti distribuite lungo tutta la valle del Rodano. Potrebbe essere figlio di uno dei tre fratelli Anton, Jakob e Peter Ruffiner, presenti nella zona di Friburgo.

Scelse come patria d’elezione Raron. Trascorse gli ultimi anni della vita a Glis, dove trovò una morte degna della sua professione nel 1549 cadendo dal campanile. A Ruffiner vengono attribuiti circa 30 edifici, che con un’unica eccezione si trovano nel Canton Vallese. Ruffiner godette di un’eccellente fama sia come architetto che come ingegnere. L’eredità architettonica che ha lasciato è quindi molto varia. Dalla nuova costruzione della «Torre dell’amministratore» a Nendaz alla ristrutturazione della rovina del Castello di Raron in chiesa fino al progetto della costruzione di una strada attraverso il Lötschenpass: la sua opera comprende una vasta gamma di incarichi professionali. Gli abitanti di Leuk affidarono a Ruffiner due progetti in particolare: la realizzazione della Chiesa di St. Stephan, difficile dal punto di vista statico, attorno al 1514 e la ristrutturazione della Torre del tribunale in Municipio attorno al 1541-43. Un’ulteriore opera di Ruffiner strettamente legata a Leuk è il ponte sul Dala a Rumeling risalente al 1539, che fino al periodo attorno al 1850 convogliava tutto il traffico verso Leukerbad.

Approfondimenti:

"I maestri prismellesi e il tardogotico svizzero(1490-1699)" - Elena Ronco - Edizioni Zeisciu - 1997

 

I fratelli D'Henricis (d'Enrico)

Questa famiglia d’artisti si sviluppò in Alagna quale diretta discendenza della casata di "Anrigetus Ursus Alamannus", a cui vennero affittati i primi alpeggi dell'Alta Valsesia: nella frazione Giacomolo esiste ancora la casa natale.  

Antonio detto Tanzio (Alagna 1575 - Borgosesia 1633) - pittore 

Salutato come “il Caravaggio delle Alpi”, è  con Gaudenzio Ferrari uno dei due artisti-guida in Valsesia ed uno dei massimi esponenti della pittura seicentesca nell’Italia settentrionale.

L'apprendistato di Tanzio avvenne, con ogni probabilità, sotto l'attenzione di Giovanni, fratello più anziano di lui, e si può pensare che essa si sia svolta – com'era tradizione in Valsesia - nel campo della scultura prima che in quello della pittura.

Nel 1600 Tanzio, assieme all’altro fratello Melchiorre, partì alla volta di Roma, dove avvenne  la sua "folgorazione" per il nuovo linguaggio adottato dal Caravaggio, che era in quegli anni inquieto protagonista della scena artistica romana.

Pochissime sono le opere assegnate dagli storici dell'arte al suo catalogo datate in questi quindici anni trascorsi prima a Roma, poi a Napoli e in terra di Abruzzo.
Si possono citare una Pentecoste i cui frammenti sono oggi conservati presso il Museo di Capodimonte di Napoli, la pala con la Circoncisione che si trova a Fara San Martino (CH) e quella con la Madonna dell'incendio sedato a Pescocostanzo (AQ). È ragionevole supporre che il suo ritorno nei luoghi nativi, sia legata alla prospettiva di un suo coinvolgimento negli affreschi delle nuove cappelle del Sacro Monte di Varallo.

Prima di assumere tale impegno, Tanzio ebbe modo di dar prova delle qualità artistiche raggiunte realizzando, nel 1616, la pala di Domodossola, San Carlo comunica gli appestati; in continuità stilistica con la pala si collocano gli affreschi della cappella XXVII (Cristo condotto per la prima volta al tribunale di Pilato) al Sacro Monte. Subito dopo, il lavoro al Sacro Monte proseguì con gli affreschi della cappella XXXIV (Pilato si lava le mani),(1619-20).
Circa un decennio più tardi, arriverà la commessa relativa ad un'altra scena di tribunale, quella della Cappella XXVIII ( Gesù davanti ad Erode).

L'impegno al Sacro Monte fu straordinario.Tanzio dimostrò di essere all'altezza della sfida: resse pienamente, per qualità poetica e tecnica pittorica, il confronto con il più celebre Morazzone.

Risulta quindi quasi inspiegabile come, nel periodo che intercorre tra i primi lavori al Monte e la prestigiosa allogazione degli affreschi per la cappella dell’Angelo Custode nella basilica di San Gaudenzio a Novara (1627), le numerose commesse ricevute da Tanzio riguardino, in modo quasi esclusivo, parrocchie secondarie, disperse nei territori tra Piemonte e Lombardia.
Tra di esse devono essere citate almeno la tela del tenero incontro di Giacobbe e Rachele alla Galleria Sabauda, il San Sebastiano curato da Sant'Irene alla National Gallery di Washington e i due Davide e con la testa di Golia presenti nella pinacoteca di Varallo.

La tradizione storiografica locale vuole che, negli ultimi anni, Tanzio vivesse a Varallo presso il convento francescano di Santa Maria delle Grazie. Lì, nella chiesa annessa al convento, era a quella data presente un suo dipinto, Il martirio dei beati francescani a Nagasaki.

Approfondimenti: le sue opere

 

Giovanni  (Alagna 1559 - Borgosesia 1644) - architetto e scultore

Fratello più anziano di Antonio  detto Tanzio. La sua carriera artistica  si svolse per la massima parte presso il Sacro Monte di Varallo, ove operò ininterrottamente per circa quarant'anni. Ebbe un ruolo di assoluto rilievo nello sviluppo artistico della "Nuova Gerusalemme", sapendo interpretare al meglio le direttive post tridentine sulla funzione educatrice dell'arte dettate dal vescovo di Novara Carlo Bascapè e dai suoi successori. Il popolo delle sue statue si dispiega in una ventina di cappelle, alcune affollatissime.
Pochissimo si conosce sul suo apprendistato: si dovette presto affiancare al più anziano fratello Enrico in attività di progettazione edilizia, religiosa e civile.

Nell'attuazione dell'imponente lavoro di plasticatore, egli si avvalse dei contributi – oltre che dell’altro fratello, Melchiorre – della fiorente bottega che egli seppe far crescere.

Di particolare effetto scenico sono quelle (Gesù al tribunale di Pilato, Gesù davanti ad Erode, Pilato si lava le mani) realizzate con la collaborazione, per la parte pittorica, del fratello Antonio, Tanzio.

Nel 1640 – a più di ottant'anni - si trasferì a Borgosesia, ove era impegnato nell'allestimento scultoreo (Storie della Vergine) delle cappelle di quel Sacro Monte minore che è il Santuario di Sant'Anna di Montrigone.

 

Melchiorre  (Alagna , ca.1573 – Varallo, ca. 1642) - pittore

Pur essendo, per così dire, vissuto all'ombra dei due più celebri fratelli, la sua statura artistica non può essere sottovalutata.

Sappiamo che in data anteriore al 1600 – mentre per Tanzio non ci sono notizie di opere realizzate – Melchiorre aveva già al proprio attivo significative commesse. A lui sono stati attribuiti gli affreschi realizzati nel 1597 a Riva Valdobbia, sulla facciata della parrocchiale di San Michele, raffiguranti un San Cristoforo ed un grandioso Giudizio Universale. Il dipinto, realizzato con tratti piuttosto acerbi, si fa notare per la complessa impaginazione e per la ricerca coloristica di soluzioni ad effetto.

Operò moltissimo con il fratello Giovanni per rispondere all’urgenza dei lavori al Sacro Monte. Fu attivo anche nei cantieri dei Sacri Monti di Oropa e di Orta San Giulio. Più tardi si saldò un maggiore rapporto di collaborazione con Tanzio. Nel 1627 presenziò anch'egli alla firma del contratto per gli affreschi della cappella dell'Angelo Custode nella basilica di San Gaudenzio a Novara.

Nel 1633, quando Tanzio morì, era forse già impegnato con lui a Borgosesia, nella realizzazione degli affreschi della cappella Gibellini, nella collegiata dei Santi Pietro e Paolo e, subito dopo, venne dai committenti incaricato della continuazione dell'opera

 

Giovanni Gnifetti (1801 Alagna – Saint-Etienne, Francia 1867) - parroco e alpinista

Nacque ad Alagna il 2 aprile 1801, da famiglia non modesta; seguì gli studi superiori presso il seminario di Gozzano e nel 1823 fu ordinato sacerdote. In seguito, tra il 1830 e il 1834 venne nominato cappellano, vice-parroco e poi  parroco di Alagna, parrocchia che resse per tutta la vita. Fu un sacerdote benvoluto dai parrocchiani, promosse l'istruzione, favorì il mantenimento e lo studio della lingua walser, sostenendo al contempo la diffusione del progresso sociale ed economico. In contrasto con la tradizionale diffidenza verso gli stranieri, incentivò il nascente turismo alpino, accompagnando alpinisti anglosassoni in escursioni e salite, stimolando i suoi compaesani alla costruzione di alberghi, al miglioramento delle comunicazioni stradali e stendendo progetti di una guida turistica alle bellezze della Valsesia, di cui le sue "Nozioni topografiche del monte Rosa" altro non furono che un abbozzo compiuto.

Don Giovanni Gnifetti, si segnalò per alcune prime sulle cime del Monte Rosa durante la prima metà del XIX secolo. L'obiettivo del parroco era di raggiungere una delle più alte vette della montagna, conosciuta oggi come Signal Kuppe dagli svizzeri e come Punta Gnifetti dagli italiani, a 4559 metri d'altezza. Tale vetta è ben visibile dal lato valsesiano del Monte Rosa, essendo una delle più elevate di tale gruppo montuoso. Gnifetti fallì l'ascesa per tre volte nel 1834, nel 1836 e nel 1839.
In compagnia di sette persone (tra loro vi erano i suoi due nipoti Giuseppe Farinetti, teologo e Giovanni Giordani, medico) di cui due portatori, il 9 agosto 1842 don Gnifetti conquistò la vetta che porterà il suo nome, piantandovi una bandiera rossa: il "segnale" lasciato a testimonianza del raggiungimento della cima e dal quale deriva il nome tedesco della punta Gnifetti (Signal Kuppe, cioè cima del segnale). Negli ultimi anni della sua vita ebbe modo di soddisfare il desiderio di conoscere paesi diversi: compì il giro intero del Monte Rosa, si recò a Milano, ma sfortunatamente riuscì a raggiungere Parigi, dove era stato invitato per l'esposizione internazionale: morì dopo breve malattia a S. Etienne il 20 ottobre 1867. I suoi resti furono traslati ad Alagna un secolo dopo e tumulati nel luglio del 1967 sulla Punta Gnifetti.

Oggi la punta Gnifetti ospita la capanna Regina Margherita, il più alto rifugio d'Europa. A don Giovanni Gnifetti è stato anche dedicato il rifugio Gnifetti, a 3647 metri, lungo il percorso per salire da Alagna alla capanna Margherita.

Giuseppe Farinetti (Alagna 1821 - 1896) teologo e alpinista

Di antica famiglia walser, era nato ad Alagna il 21 luglio 1821. Come molti altri giovani alagnesi, alla età di 13 anni emigrò in Francia, dove più tardi decise di abbracciare la carriera ecclesiastica. Rientrato in Italia dopo il 1838, proseguì gli studi prima al Collegio d'Adda di Varallo, in seguito ai seminari di Gozzano e Novara.Nel 1855, fu prescelto dal conte novarese Eugenio Tornielli-Brusati come precettore del proprio figlio Giuseppe, il futuro ambasciatore d'Italia a Parigi. Nel1859 si trasferì a Torino, alla guida del Collegio Universitario Caccia e ricoprì tale incarico per oltre 30 anni, durante i quali, non dimenticò mai il suo legame affettivo con Alagna, dove ritornava assai spesso. Come molti altri personaggi dell' epoca, il Farinetti era uomo di vasta cultura, versatile sia nel campo scientifico sia in quello umanistico, e nutrì una spiccata predilezione per l'alpinismo, di cui allora si stavano gettando le fondamenta. Ed egli fu indubbiamente un pioniere in questo campo: fin da ragazzo amava salire le pendici dei monti, sulle orme del suo famoso zio, Pietro Giordani (il medico alagnese che diede il nome a una delle prime vette conquistate del Monte Rosa, nel 1801). Nel 1842 fu tra i componenti della spedizione alagnese che, alla guida del parroco Giovanni Gnifetti,  riuscì a conquistare la Signal Kuppe. Anche se in età matura gli impegni professionali lo portarono spesso lontano dal villaggio natìo, nei periodici rientri in patria continuò a frequentare i luoghi della sua giovinezza. Nel 1867 sopravvisse a un grave incidente occorsigli mentre, in compagnia di Giovanni Prato e di Antonio Grober, scendeva dal ghiacciaio delle Vigne dopo aver scalato una delle cime ancora inviolate del Monte Rosa (superiormente al Colle delle Locce) da allora chiamata "Punta dei Tre Amici". Nell'ambito del Club Alpino Italiano ricoprì un ruolo importante, scrivendo numerosi articoli, note, recensioni, traduzioni, apparsi a più riprese sui Bollettini dell' Associazione a firma "Teologo G. Farinetti" o, più semplicemente, "T.G.F." Rivestì inoltre la carica di Consigliere Nazionale dal 1869 al 1873 e poi quella di Vice Presidente dal 1875 al 1879, sotto la presidenza di Quintino Sella. Spinto dai suoi interessi per la storia valsesiana, in particolare alagnese, fu un appassionato ricercatore di memorie patrie, come denotano i suoi scritti. Significativo è l'articolo del 1878 dal titolo "Ultimi studi sulla origine delle popolazioni tedesche a sud del Monte Rosa", che servirà da testo-base per molti lavori successivi, italiani e stranieri, sul tema della "questione walser". Sicuramente il suo lavoro di ricerca servì da stimolo al cugino Giovanni Giordani, che proprio dalla lettura di questo articolo derivò il proposito di approfondire la sua memoria sulla grammatica alagnese, pubblicata postuma nell' 89. In età avanzata, il Farinetti esercitò anche la funzione di Presidente della Sezione varallese del C.A.I. Nel 1892 lasciò la carica di rettore del Collegio Caccia di Torino e si ritirò a vivere gli ultimi anni della sua vita ad Alagna. Qui, dove nel 1868 aveva rifiutato a malincuore l'offerta dei suoi concittadini di reggere la parrocchia, lasciata vacante dopo la morte del Gnifetti, accettò la nomina a Presidente della Congregazione di Carità e a Soprintendente delle scuole alagnesi. Morì il 19 ottobre 1896.

 

Giovanni Giordani (Alagna 1822 - Scopello 1890) medico e alpinista

Giovanni Giordani, l'autore del trattato sulla lingua della sua etnia Walser era nato ad Alagna il 27 ottobre 1822 da Giuseppe e Maria Anna Carestia. Compì gli studi classici a Varallo e frequentò l'università dapprima a Vercelli e poi a Torino. Il 9 agosto 1842, ancora studente, prese parte con il parroco Gnifetti alla conquista della Signalkuppe e, quattro anni dopo nel 1846, si laureò in medicina e chirurgia. Per qualche anno esercitò la professione a Briona e Fobello e dal 1851 si stabilì definitivamente a Scopello, dove esercitò fino alla morte, avvenuta il 12 gennaio 1890.
Dopo il 1874 il Giordani si dedicò con più intensità agli studi naturalistici e storico-linguistici, frutto dei quali è "L'epoca glaciale nella Valgrande in Valsesia" e "La Colonia tedesca di Alagna-Valsesia e il suo dialetto".

Nel 1888 gli fu conferita la Croce della Corona d'Italia.

Morì a Scopello il 12 gennaio 1890, prima di aver potuto stampare i suoi studi sulla grammatica della lingua Walser.
Molto sensibile alla cultura, lasciò fondi al Comune di Scopello e per la Scuola Materna,alla Scuola di Disegno di Alagna e alla Società di Incoraggiamento alla Scuola di Disegno di Varallo.
Un particolare riguardo ebbe nel proprio testamento per la governante.

E' tuttora inedita la maggior parte dei suoi manoscritti, dai quali è possibile evincere ulteriori lumi sulla lingua dei Walser di Alagna.