Giovanni (Alagna 1559 - Borgosesia 1644) - architetto e scultore
Fratello più anziano
di Antonio detto Tanzio. La sua carriera artistica
si svolse per la massima parte presso il Sacro
Monte di Varallo, ove operò ininterrottamente per
circa quarant'anni. Ebbe un ruolo di assoluto
rilievo nello sviluppo artistico della "Nuova
Gerusalemme", sapendo interpretare al meglio le
direttive post tridentine sulla funzione educatrice
dell'arte dettate dal vescovo di Novara Carlo
Bascapè e dai suoi successori. Il popolo delle sue
statue si dispiega in una ventina di cappelle,
alcune affollatissime.
Pochissimo si conosce sul suo apprendistato: si
dovette presto affiancare al più anziano fratello
Enrico in attività di progettazione edilizia,
religiosa e civile.
Nell'attuazione dell'imponente lavoro di plasticatore, egli si avvalse dei contributi – oltre che dell’altro fratello, Melchiorre – della fiorente bottega che egli seppe far crescere.
Di particolare effetto scenico sono quelle (Gesù al tribunale di Pilato, Gesù davanti ad Erode, Pilato si lava le mani) realizzate con la collaborazione, per la parte pittorica, del fratello Antonio, Tanzio.
Nel 1640 – a più di ottant'anni - si trasferì a Borgosesia, ove era impegnato nell'allestimento scultoreo (Storie della Vergine) delle cappelle di quel Sacro Monte minore che è il Santuario di Sant'Anna di Montrigone.
Melchiorre (Alagna , ca.1573 – Varallo, ca. 1642) - pittore
Pur essendo, per così dire, vissuto all'ombra dei due più celebri fratelli, la sua statura artistica non può essere sottovalutata.
Sappiamo che in data anteriore al 1600 – mentre per Tanzio non ci sono notizie di opere realizzate – Melchiorre aveva già al proprio attivo significative commesse. A lui sono stati attribuiti gli affreschi realizzati nel 1597 a Riva Valdobbia, sulla facciata della parrocchiale di San Michele, raffiguranti un San Cristoforo ed un grandioso Giudizio Universale. Il dipinto, realizzato con tratti piuttosto acerbi, si fa notare per la complessa impaginazione e per la ricerca coloristica di soluzioni ad effetto.
Operò moltissimo con il fratello Giovanni per rispondere all’urgenza dei lavori al Sacro Monte. Fu attivo anche nei cantieri dei Sacri Monti di Oropa e di Orta San Giulio. Più tardi si saldò un maggiore rapporto di collaborazione con Tanzio. Nel 1627 presenziò anch'egli alla firma del contratto per gli affreschi della cappella dell'Angelo Custode nella basilica di San Gaudenzio a Novara.
Nel 1633, quando Tanzio morì, era forse già impegnato con lui a Borgosesia, nella realizzazione degli affreschi della cappella Gibellini, nella collegiata dei Santi Pietro e Paolo e, subito dopo, venne dai committenti incaricato della continuazione dell'opera
Giovanni Gnifetti (1801 Alagna – Saint-Etienne, Francia 1867) - parroco e alpinista
Nacque ad Alagna il 2 aprile 1801, da famiglia non modesta; seguì gli studi superiori presso il seminario di Gozzano e nel 1823 fu ordinato sacerdote. In seguito, tra il 1830 e il 1834 venne nominato cappellano, vice-parroco e poi parroco di Alagna, parrocchia che resse per tutta la vita. Fu un sacerdote benvoluto dai parrocchiani, promosse l'istruzione, favorì il mantenimento e lo studio della lingua walser, sostenendo al contempo la diffusione del progresso sociale ed economico. In contrasto con la tradizionale diffidenza verso gli stranieri, incentivò il nascente turismo alpino, accompagnando alpinisti anglosassoni in escursioni e salite, stimolando i suoi compaesani alla costruzione di alberghi, al miglioramento delle comunicazioni stradali e stendendo progetti di una guida turistica alle bellezze della Valsesia, di cui le sue "Nozioni topografiche del monte Rosa" altro non furono che un abbozzo compiuto.
Don
Giovanni Gnifetti, si
segnalò per alcune prime sulle cime del Monte
Rosa durante la prima metà del XIX secolo.
L'obiettivo del parroco era di raggiungere una delle
più alte vette della montagna, conosciuta oggi come
Signal Kuppe dagli svizzeri e come Punta
Gnifetti dagli italiani, a 4559 metri d'altezza.
Tale vetta è ben visibile dal lato valsesiano del
Monte Rosa,
essendo una delle più elevate di tale gruppo
montuoso. Gnifetti fallì l'ascesa per tre volte nel
1834, nel 1836 e nel 1839.
In compagnia di sette persone (tra loro vi erano i
suoi due nipoti Giuseppe Farinetti, teologo e
Giovanni Giordani, medico) di cui due portatori,
il 9 agosto 1842 don Gnifetti conquistò la vetta che
porterà il suo nome, piantandovi una bandiera rossa:
il "segnale" lasciato a testimonianza del
raggiungimento della cima e dal quale deriva il nome
tedesco della punta Gnifetti (Signal Kuppe,
cioè cima del segnale). Negli ultimi anni
della sua vita ebbe modo di soddisfare il desiderio
di conoscere paesi diversi: compì il giro intero del
Monte Rosa, si recò a Milano, ma sfortunatamente riuscì a
raggiungere Parigi, dove era stato invitato per
l'esposizione internazionale: morì dopo breve
malattia a S. Etienne il 20 ottobre 1867. I suoi
resti furono traslati ad Alagna un secolo dopo e
tumulati nel luglio del 1967 sulla Punta Gnifetti.
Oggi la punta Gnifetti ospita la capanna Regina Margherita, il più alto rifugio d'Europa. A don Giovanni Gnifetti è stato anche dedicato il rifugio Gnifetti, a 3647 metri, lungo il percorso per salire da Alagna alla capanna Margherita.
Giuseppe Farinetti (Alagna 1821 - 1896) teologo e alpinista
Di antica famiglia walser, era nato ad Alagna il 21 luglio 1821. Come molti altri giovani alagnesi, alla età di 13 anni emigrò in Francia, dove più tardi decise di abbracciare la carriera ecclesiastica. Rientrato in Italia dopo il 1838, proseguì gli studi prima al Collegio d'Adda di Varallo, in seguito ai seminari di Gozzano e Novara.Nel 1855, fu prescelto dal conte novarese Eugenio Tornielli-Brusati come precettore del proprio figlio Giuseppe, il futuro ambasciatore d'Italia a Parigi. Nel1859 si trasferì a Torino, alla guida del Collegio Universitario Caccia e ricoprì tale incarico per oltre 30 anni, durante i quali, non dimenticò mai il suo legame affettivo con Alagna, dove ritornava assai spesso. Come molti altri personaggi dell' epoca, il Farinetti era uomo di vasta cultura, versatile sia nel campo scientifico sia in quello umanistico, e nutrì una spiccata predilezione per l'alpinismo, di cui allora si stavano gettando le fondamenta. Ed egli fu indubbiamente un pioniere in questo campo: fin da ragazzo amava salire le pendici dei monti, sulle orme del suo famoso zio, Pietro Giordani (il medico alagnese che diede il nome a una delle prime vette conquistate del Monte Rosa, nel 1801). Nel 1842 fu tra i componenti della spedizione alagnese che, alla guida del parroco Giovanni Gnifetti, riuscì a conquistare la Signal Kuppe. Anche se in età matura gli impegni professionali lo portarono spesso lontano dal villaggio natìo, nei periodici rientri in patria continuò a frequentare i luoghi della sua giovinezza. Nel 1867 sopravvisse a un grave incidente occorsigli mentre, in compagnia di Giovanni Prato e di Antonio Grober, scendeva dal ghiacciaio delle Vigne dopo aver scalato una delle cime ancora inviolate del Monte Rosa (superiormente al Colle delle Locce) da allora chiamata "Punta dei Tre Amici". Nell'ambito del Club Alpino Italiano ricoprì un ruolo importante, scrivendo numerosi articoli, note, recensioni, traduzioni, apparsi a più riprese sui Bollettini dell' Associazione a firma "Teologo G. Farinetti" o, più semplicemente, "T.G.F." Rivestì inoltre la carica di Consigliere Nazionale dal 1869 al 1873 e poi quella di Vice Presidente dal 1875 al 1879, sotto la presidenza di Quintino Sella. Spinto dai suoi interessi per la storia valsesiana, in particolare alagnese, fu un appassionato ricercatore di memorie patrie, come denotano i suoi scritti. Significativo è l'articolo del 1878 dal titolo "Ultimi studi sulla origine delle popolazioni tedesche a sud del Monte Rosa", che servirà da testo-base per molti lavori successivi, italiani e stranieri, sul tema della "questione walser". Sicuramente il suo lavoro di ricerca servì da stimolo al cugino Giovanni Giordani, che proprio dalla lettura di questo articolo derivò il proposito di approfondire la sua memoria sulla grammatica alagnese, pubblicata postuma nell' 89. In età avanzata, il Farinetti esercitò anche la funzione di Presidente della Sezione varallese del C.A.I. Nel 1892 lasciò la carica di rettore del Collegio Caccia di Torino e si ritirò a vivere gli ultimi anni della sua vita ad Alagna. Qui, dove nel 1868 aveva rifiutato a malincuore l'offerta dei suoi concittadini di reggere la parrocchia, lasciata vacante dopo la morte del Gnifetti, accettò la nomina a Presidente della Congregazione di Carità e a Soprintendente delle scuole alagnesi. Morì il 19 ottobre 1896.
Giovanni Giordani (Alagna 1822 - Scopello 1890) medico e alpinista











