
La chiesa di San Giovanni Battista
La Chiesa, dedicata a San Giovanni Battista, venne eretta tra il 1505 ed
il 1511 e divenne Parrocchia nel 1564; di stile tardo gotico, venne poi
rielaborata all'interno in epoca barocca.
Nell'inventario del 1652, l'edificio viene così descritto: "...è
murata et coperta a piode, il cui Coro è fatto in volta; il vaso è
soffittato d'assi et è situala quasi
al centro della parrocchia, cioè dove si dice Alagna...".
La chiesa presenta sulla facciata due affreschi dei fratelli Avondo,
datati 1862, raffiguranti la nascita e la decollazione di San Giovanni,
mentre l'affresco centrale sopra il portone rappresenta l'Annunciazione
ed è datato 1843.
Posteriormente la Chiesa si affaccia su piazza Grober ed è separata dal
Cimitero da uno stretto viottolo; il muro di cinta del Campo Santo è
parzialmente ricoperto da antiche lapidi tombali, mentre la parete
absidale esterna della Parrocchiale è decorata dal tradizionale stemma
Valsesiano e dalla scritta: "Im Land", l'equivalente Walser del
toponimo Alagna.
Internamente l'edifìcio si presenta suddiviso in tre navate, sostenute
da sei colonne di pietra grigia locale.
Entrando si incontra sulla destra il battistero, la cui parte
inferiore, datata 1630, è realizzata in pietra ollare.
L'altare successivo è dedicato alla Madonna del Carmine: la tela, di
autore ignoto, rappresenta la Madonna del Carmine che consegna uno
scapolare a San Simone Stock, superiore generale dei Carmelitani nel
1245.
Proseguendo sullo stesso lato si trova il pulpito in pietra ollare ed
una cappella secondaria, in origine utilizzata dalle Confraternite
locali per le loro riunioni: al centro troneggia
la grande teca contenente l'altarolo
di fine XV secolo. opera di artista ignoto della Svevia.
Originariamente era situato
nella Cappella di San Giacomo a Pianmisura.
Dal 1961 al 2007 è rimasto
esposto presso la Pinacoteca di Varallo, dove è stato restaurato.
Al centro sono rappresentate le
statue della Madonna tra San Giacomo e San Sebastiano; sulle ante
interne si riconoscono San Francesco e San Nicolao a sinistra, Sant’Uberto
e San Pantaleone a destra. Ad altarolo chiuso sulle ante si riconoscono
San Gregorio Magno??? e S. Sebastiano a sinistra, San Giorgio e San
Lorenzo a destra.
Dietro all'altarolo è situata una statua lignea
della Madonna di Oropa, datata 1960, dono dei pastori Biellesi che
avevano in affitto gli alpeggi locali.
Secondo la tradizione, l'introduzione di questo culto in Piemonte è
dovuta a Sant' Eusebio, Vescovo di Vercelli, che nel III secolo, al
ritorno da un viaggio in Terra Santa, ne riportò due sculture ed un
ritratto della Vergine eseguiti dall'evangelista Luca. Le due statue
furono destinate l'una ad Oropa e l'altra a Oca, due località in cui
oggi sorgono gli omonimi Santuari, dedicati alla venerazione della
"Madonna nera".
In effetti esistono ben 450 effìgie con queste caratteristiche,
sparse un po' ovunque sul territorio Europeo; basti citare in Italia le
statue presenti a Cagliari, Crotone, Loreto, Lucca, Pescasseroli,
Rivoli, Roma, San Severo, Tindari, Venezia; in Francia se ne contano
addirittura novantasei, di cui le più celebri sono quelle della
cattedrale gotica di Chartres, chiamate Notre-Dame-sous-Terre e
Notre-Dame-du-Pilier; da non dimenticare inoltre la Madonna nera
di Chestokowa, in Polonia.
Molti ricercatori attribuiscono la particolarità dell'incarnato scuro
della Vergine ad una sorta di "riutilizzo" di preesistenti
statue pagane, riconducibili al culto della dea Iside, divinità egizia
della fecondità, che tiene in braccio il figlio Horus.
Questi antichi simulacri erano realizzati in ebano, il che spiega
l'anomalo colore della Madonna e di Gesù Bambino, e furono
"cristianizzati" dai fedeli dell'epoca con l'aggiunta del simbolo
cattolico per eccellenza, la Croce.
A destra dell'Altare Maggiore
si trova l'altare di San Sebastiano e San Rocco: qui è possibile
ammirare una scultura di Giovanni D'Enrico, fratello del celebre Tanzio, che rappresenta la Vergine incoronata col Bambino in
braccio, insieme a San Sebastiano e San Rocco.
Sul lato sinistro s'incontra
dapprima l'altare dell'agonia di San Giuseppe, di autore ignoto; la statua
lignea di S.Teodulo è opera dell'artista Farinoni da Varallo.
San Teodulo, Vescovo di Sion, nel Vallese, (IV sec.) è particolarmente
importante nella tradizione tedesca: viene raffigurato con un diavolo che
tiene una campana, dono del Papa; viste le difficoltà nel trasportarla fino
a Sion, il Vescovo ordinò al Diavolo d'incaricarsi, suo malgrado, del
gravoso compito. Il grappolo d'uva è invece riferito ad un'altra leggenda,
secondo cui San Teodulo avrebbe miracolosamente salvato un raccolto rovinato
dal gelo: da allora è venerato come patrono dei viticultori.
Procedendo, dopo l'ingresso laterale, troviamo l'altare della Madonna del
Rosario (1700) con la statua della Madonna al centro, circondata da una
serie di formelle che rappresentano i 15 Misteri contemplati nel Rosario.
L'Altare Maggiore, opera di Guala-Molino da Mollia in collaborazione con
Luca Martello da Campertogno, è opera del 1762: le formelle rappresentano
episodi della vita di San Giovanni Battista, la cui statua è presente anche
nella nicchia che sovrasta il tabernacolo; l'intero complesso è realizzato
in legno dorato. Le due statue lignee di San Pietro e San Paolo, attualmente
collocate sulle balaustre ai lati dell'Aitar Maggiore, erano in origine
poste sull'altare stesso. Gli affreschi nel presbiterio sono opera di
Giovanni Avondo (1810): l'autore stesso pose la sua firma su quello dei due
raffigurante San Giovanni Battista che parla alle genti.
Una parola sulle vetrate: la più antica ed artisticamente pregevole è
situata a lato dell 'Altare della Madonna del Rosario; dono della famiglia
di Pietro Heinz, fu realizzata in Francia, a Chalon, da Bernard nel 1890, e
rappresenta la Vergine nell'atto di donare un rosario a San Domenico.
Le altre vetrate sono invece opera delle ditte Janni e Negro di Torino;
datate 1930-35, sono dono di alcune facoltose famiglie locali.
L'organo, situato nella cantoria sopra l'ingresso principale, in opposizione
all'Altare Maggiore, è stato realizzato dalla ditta Vegezzi - Bossi di Torino
nel 1911.

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