DER OLT WALSERCHRITZ GANG - Antica processione Walser

 

Il “Rosario fiorito”: così viene chiamata dai Walser, 

questa  processione che si snoda sui sentieri di montagna.

Un’antichissima tradizione  religiosa che è tornata a  rivivere 25 anni fa.

 

Settembre di oltre 300  anni fa: l’estate è finita da pochi giorni, ma qui, in montagna, in alcuni anni  sembra non cominciare nemmeno.  E’ una stagione breve e neanche molto calda.  Troppo breve per coloro che da essa traggono sostentamento, basando la propria sopravvivenza su un’agricoltura strappata alla terra e una pastorizia che sfrutta  territori prossimi ai ghiacciai.

Le giornate si stanno accorciando, le foglie sugli alberi si tingono di rosso e di giallo e la prima neve è già comparsa sui monti. I pastori lasciano gli alpeggi e riconducono le mandrie più a valle. Prima che l’inverno giunga impietoso, è ora di ringraziare e pregare la Vergine Maria  per la protezione accordata ai pastori,  per la buona stagione trascorsa,  per il raccolto e per tutti i frutti che l’estate ha portato e che danno la speranza di superare gli stenti della lunga stagione fredda; per pregare, infine, per i defunti, specie per coloro che in montagna hanno perso la vita.

Alla fronte dei ghiacciai valsesiani, presso la “Chapulti under d’Flua”, una piccola cappella scavata nella roccia, sotto la parete di Flua,  si riunisce il popolo Walser di Alagna per la “giornata del ringraziamento” (Der Dangktog). Uomini, donne e bambini, vestiti coi loro abiti tradizionali, accendono le candele nelle lanterne e cominciano a pregare in latino e nell’antica lingua di origine alemannica: il “Titsch”. “......Hailighi Mria, Motter Gottes, Bet fir Uns, Ormi scinde iez undinderstund, indende. Omme.

Dopo alcuni minuti di raccoglimento, il solenne e umile corteo, adornato di pochi addobbi, tra i quali lo stendardo della “Confraternita della Madonna del Rosario fiorito”,  comincia il pellegrinaggio verso valle, attraverso prati e boschi di larice. Ad ogni sosta, sette in tutto, presso gli alpeggi di Schafejaz, Blatte, Bitz, Pile, Stigu vengono intonati inni  e canzoni,  recitate preghiere e offerti fiori di montagna alla Madonna.

Due ore di cammino, da 1850 metri di quota fino ai 1385 metri della Chiesa di S. Antonio, sul sentiero per Alagna, dove, alla settima sosta, si conclude il rito con la Santa Messa e il Te Deum.

Corre l’anno 1683. Petrus de Paulis, rettore della parrocchia di Alagna, e l’abate Giacomo Vasina, cappellano del vicino vallone di Otro, decidono di celebrare con una processione, il venticinquesimo anniversario della Confraternita della Madonna del Rosario.

Passano gli anni e anche i secoli. A poco a poco la tradizione del “Rosario fiorito” si affievolisce e poi si spegne, fino ad essere dimenticata.

 

Verso la fine del XX secolo Alagna conta circa 400 residenti, ma solo il 15% della popolazione è di origini Walser.  Lo sviluppo della rete viaria e l’incremento del turismo, hanno quasi cancellato un’intera etnia, ma nonostante il progresso tecnologico, un ristretto gruppo di uomini e donne, attaccati alle loro tradizioni, oggi si batte  per difendere la propria identità e mantenere in vita ciò che potrebbe essere, irrimediabilmente, perduto per sempre. La lingua prima di tutto, perché l’idioma è il patrimonio più prezioso  di un popolo. Allo scopo quindi di far ritrovare  nuovo vigore alla lingua walser, ad Alagna  si organizza un corso serale di “Titzsch” e l’antico dialetto tedesco è insegnato anche nelle scuole elementari, con grande entusiasmo dei bambini.

Viene fondato il gruppo folkloristico Die Walser Im Land, letteralmente "I Walser di Alagna" che cerca di mantenere vivo un repertorio musicale tramandato dalla tradizione popolare  in modo impreciso e frammentario. Ma la più grande testimonianza del popolo walser risiede nel patrimonio architettonico, rappresentato dalle case in legno, con le balconate a graticci e il tetto in beole, particolarmente valorizzate a partire dagli anni ’80. Per mantenere viva la testimonianza dei Walser in Italia e in Europa, sorgono, intanto, numerose iniziative, quali raduni internazionali, convegni, e ricerche. Ne sono un esempio il “Walsertreffen”,  una manifestazione triennale, durante la quale le delegazioni di tutta Europa si ritrovano per vivere un momento di intensa amicizia e di scambio reciproco,  e la giornata internazionale di studi Walser,  che a partire dal 1983, con cadenza annuale, si svolge ogni volta in una sede diversa; in tale occasione vengono messe a confronto tutte le esperienze e i  contributi degli studiosi e dei ricercatori interessati a questa etnia.

In questo nuovo slancio di iniziative rivolte alla conservazione di un antica etnia, riemerge dall’oblio il “Rosario fiorito” e nel 1982, il parroco di Alagna, Don Carlo Elgo ed i suoi parrocchiani, fanno rivivere la lunga processione  sui sentieri alpini. Sono uomini donne, bambini; indossano i loro costumi di diverse epoche: alcuni risalgono al XIII° secolo e sono considerati tra i più antichi dell'arco alpino. Accompagnati da un folto gruppo di devoti, si danno ritrovo ogni anno,  alla prima domenica di ottobre, presso la  cappelletta sotto i ghiacciai per ringraziare la Vergine Maria e camminando, cantando e  recitando preghiere con le lanterne accese, attraversano prati e boschi ripercorrendo gli antichi sentieri, fino a raggiungere la chiesa di S. Antonio dove, come un tempo, si conclude la cerimonia religiosa.

Ogni tre anni il rito assume un tono più solenne e il gruppo di fedeli si rinfoltisce grazie alla partecipazione di tutte le comunità walser  del sud del Monte Rosa e la processione che, come trecento anni fa apre con l’originario  stendardo della Confraternita  del Rosario fiorito, si colora delle tinte degli antichi costumi con le rappresentanze di Rima,  Rimella, Carcoforo, Macugnaga, Bosco Gurin,  Formazza, Campello Monti, Ornavasso, Gressoney e Issime.