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lunedì 24 aprile 2017

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GUIDA TURISTICA

Edifici delle miniere d'oro di Kreas

Edifici delle miniere d'oro di Kreas


Il caseggiato detto "Fabbrica di San Lorenzo" è quanto rimane dei tre fabbricati che componevano il "quartiere dell'oro", denominato "Kreas" nel tardo Ottocento.
Conserva all'interno quattro grandi macine per la frantumazione del minerale aurifero, sostituite alla fine dell' Ottocento.
Il vasto complesso per la raffinazione dell'oro fu edificato nel corso del Settecento nei pressi della "Cava vecchia", già conosciuta e sfruttata nel secolo precedente (venne scoperta nel 1560).
Qui il minerale aurifero, proveniente dalle miniere di Mud, Jazza e del vallone delle Pisse, veniva macinato, separato con il mercurio (amalgama), quindi rifuso più volte per eliminare le scorie.
Nei primi anni del Novecento, ogni ventiquattro ore, venivano depurate circa cinquanta tonnellate di minerale dalle quali si ricavava poco meno di un chilogrammo d'oro.
Alcune decine di metri a monte dell'edificio,a 1350 m, si può vedere l'ingresso ad arco a sesto acuto, denominato “Santo Spirito” ; purtroppo poco dopo l’ingresso la galleria è crollata .
Ogni galleria possedeva un nome identificativo mentre Kreas indica il toponimo del luogo dove erano numerose altre gallerie. Qui si sviluppava il più importante filone minerario dei giacimenti auriferi di Alagna.
Proseguendo, volgendo lo sguardo verso la verticale della galleria di Santo Spirito, a quota 1715 m, si può scorgere semi nascosta dalla vegetazione, una porzione dell’edificio di “Santa Maria”.
È un vero gioiello architettonico. La costruzione del 1775, presenta soluzioni architettoniche singolari come i soffitti a volta, le enormi lastre lavorate della copertura del tetto, le grondaie scavate a scalpello nella pietra.
La tradizione vuole che fosse adibito a carcere durante il periodo napoleonico, ma in realtà fu un ricovero per i minatori: da qui si dipartivano numerose gallerie collegate ai sottostanti livelli di Kreas.
Per questo edificio è allo studio un progetto di restauro conservativo a scopo museale.
I giacimenti auriferi del Monte Rosa sono, senza dubbio, i più importanti delle Alpi occidentali: la loro coltivazione si perde nella memoria storica.
A partire dal 1500 le attività minerarie ebbero un notevole sviluppo dapprima con la nobile famiglia d’Adda e successivamente, nel 1700, con la gestione diretta dello stato sabaudo.

Fu nel 1752 che i giacimenti auriferi di Alagna vennero inclusi in un piano di coltivazione delle Regie finanze dei Savoia dal cavaliere Nicolis de Robilant di ritorno dalla Germania dove, nelle miniere e fonderie della Savoia e della Boemia, aveva acquistato l’esperienza necessaria. Si trattava di gestione diretta da parte dello Stato e questo durò fino al 1771, anno nel quale "...le tre miniere aurifere di Alagna dette di S. Maria di Stofful, Cava Vecchia e Borso..." furono concesse via via a vari privati, i quali proseguirono le attività sino al 1890, quando fece la sua apparizione la società inglese “Monte Rosa Gold Mining Company Limited”.
Ma anche questa, sia per i mezzi usati sia per mancanza di capitali, dovette cessare la sua attività pochi anni dopo e decise nel 1905 di cedere i diritti di sfruttamento ad un’altra società, “THE NEW MONTE ROSA GOLD MINING COMPANY LIMITED ”, che riprese i lavori all’inizio del 1906 sotto la direzione dell’ingegnere Pietro Catzigera.
La sua compagnia nello sfruttare le miniere, adottò nuovi sistemi di trattamento del minerale, anzitutto applicando metallurgicamente il principio della galvanoplastica.
La direzione dell' ing. Catzigera ebbe grande importanza sociale ed economica. Infatti il giovane direttore aveva stabilito che ogni operaio prima di essere assunto venisse sottoposto, a spese della società, ad una accurata visita medica successivamente ripetuta ogni mese.
Nel 1938 la miniera passò sotto l' AMMI - Azienda Minerali Metallici Italiani, ma non fu eseguito nessun lavoro. Negli anni del dopoguerra trovarono lavoro solo 5-6 operai; nel 1956 la nuova società "Gold Mining Monte Rosa" presentò faraonici progetti, ma nel '58 dichiarò fallimento e la miniera d'oro chiuse definitivamente.





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