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domenica 19 gennaio 2020

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GUIDA TURISTICA

La segheria in frazione Resiga

La segheria in frazione Resiga


Il legno e la pietra furono per lunghi secoli i materiali più usati dalle popolazioni di montagna.
La necessità costrinse ad inventare gli attrezzi e gli utensili che ne consentissero la lavorazione, apportando quelle modifiche utili a trarre il maggior beneficio con le poche risorse esistenti sul territorio.
L'acqua, "il grande elemento", per molto tempo fu il mezzo che permise all'uomo di montagna di sfruttare tutta la sua energia imbrigliandola ed adattandola alla propria volontà.
Uno degli impieghi più ricorrenti fu la sua forza e velocità che impose alle grandi ruote di far girare i mulini e le segherie e, più tardi, le turbine per la produzione di forza motrice.
Nella segheria della frazione Resiga la captazione dell'acqua avviene direttamente dalla cascata del torrente Otro.
Convogliata in un lungo canale d'alimentazione in legno, l'acqua perviene ad una ruota idraulica che mette in moto il complesso meccanismo propulsore.
In tempi passati l'acqua riforniva una grande ruota a cassette, detta multistadio o augustana.
Nel 1841, in occasione della ristrutturazione di alcune parti, essa fu sostituita dalla più moderna ed ancora funzionante ruota idraulica a pale di piccole dimensioni, detta "alla veneziana", che anziché la quantità della portata sfrutta la velocità ed il peso dell'acqua.
Una leva ne regola la capacità secondo il fabbisogno e contemporaneamente invia la rimanente acqua in un canale di scarico.
La ruota fa girare l'albero di trasmissione al quale è collegata una biella a volano che trasmette il moto alternativo ad un telaio.
La lama è posta lateralmente al telaio che, eseguendo il moto alternativo, aziona un meccanismo di avanzamento del carrello sul quale sono adagiati i tronchi.
All'albero di trasmissione è anche collegata, tramite una puleggia ed una cinghia, una lama circolare che si può inserire o escludere secondo le occorrenze.
I supporti su cui poggia l'albero nella sua rotazione (non esistevano i cuscinetti a sfera) sono di legno di melo o di maggiociondolo, utilizzati per la loro resistenza all'acqua ed all'usura.

Il carrello scorre su dei rulli di faggio con una guida in pendenza per favorirne il ritorno al punto di partenza.
Nella segheria "alla veneziana" il tronco viene segato interamente.
La posizione laterale della lama è dovuta alla tecnica di segagione che prevede di appoggiare il tronco alla sponda del carrello per iniziare a segare le tavole.
I tronchi sul carrello vengono fissati da una stanga regolabile con una rudimentale morsa di legno e corda con dispositivo di bloccaggio.
Lo spessore della tavola è calibrato da supporti, già predisposti in varie misure, inseriti sul fianco del carrello.
La segheria è tuttora funzionante ed alcune tavole tagliate stanno ad indicarne l'efficienza.
Attrezzi, ricambi, lame ed oggetti di vario uso sono a corredo dell'impianto.
Slitte, carri ed altri mezzi di trasporto per tronchi e tavole le conferiscono un aspetto museale e forniscono al visitatore un'importante testimonianza di un'epoca ormai scomparsa.





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