Il Tetto

Il Tetto


La forma del tetto (toch) nelle case walser era di solito a capanna con due falde, salvo qualche eccezione di case con più fronti o con pianta fatta a L.
Per reggere il peso della copertura con lastre di pietra, in aggiunta a quello della neve, era necessario usare un legno stagionato e di buona qualità.
Il legno era comunemente di larice, abete, ontano e frassino conservato al riparo delle intemperie ed utilizzato a stagionatura avvenuta.
La costruzione dello scheletro del tetto iniziava con la posa dell’orditura principale.
Al centro si collocava la trave di colmo o colmegna (first) che recava incisa la data di costruzione ed il segno di casato (huszaiche).
Seguivano le due travi di mezzo o “costane” (mitschtufirst) al centro d’ogni falda.
Appresso si depositavano le travi “sabiere”, posate sulle pareti di tronchi, ed infine le due travi estreme o “grondane” applicate sul loggiato.
Sulle travature principali si appoggiava l’orditura secondaria, che era costituita da travi “cantieri” (rofe), per supportare le beole.
I “cantieri”, bloccati con pioli di legno (toubla) alle stesse travi, sopra il colmo erano uniti da un incastro detto “a capra” (per via delle corna) e tenuti insieme da un perno centrale in legno chiamato “caviglia”.
Sui cantieri venivano inchiodate, sempre con chiodi di legno, le “tampiere” (tochlatte), fusti di piantine tagliate a metà per la lunghezza.
Nel sottotetto si facevano incrociare due travi con funzione di catene, chiamate “chiavi”.
Una fungeva da sostegno alle due costane, l’altra a supporto del colmo.
Lo sbalzo frontale del tetto aumentava progressivamente, salendo dalla gronda al colmo, per creare un maggiore effetto protettivo.
Questa forma così caratteristica era detta “a vela” e proteggeva le facciate dagli effetti della neve, della pioggia e del vento.
A scheletro ultimato si provvedeva alla copertura del tetto con lastre in pietra (blatte), altrimenti denominate “piode” o “beole”, corredate di particolare duttilità alla lavorazione.
Le beole erano impiegate anche per la lastricatura dei cortili ed il rivestimento dei muri.
Nella fase di copertura, in origine, si utilizzavano lastre di ogni misura e la messa in posa avveniva con disposizione “a mosaico”.
Con l’avvento delle macchine, le lastre cominciarono ad essere tagliate nella stessa misura e furono di più facile sistemazione.
Tuttora si usa questo metodo ma in alcuni casi, e forse per richiamarsi all’antico o per la riparazione di originari tetti, si ricorre al procedimento tradizionale.
Il peso della copertura si aggirava in media sui q.3 al m.² che con la neve poteva arrivare alla tonnellata.
La casa walser era costruita in modo che il peso del tetto servisse a bloccare tutti gli incastri, tenendoli uniti.
Alcune abitazioni erano dotate del canale di gronda, che era ricavato dal tronco di giovani larici segati a metà e scanalati con un’apposita scure ricurva.
Attualmente si preferisce il canale in rame o in lamiera o lo sgocciolamento a perdere.
Tetto in beole e orditura di legno figuravano tra le principali caratteristiche dell’architettura walser.