La dispensa (spicher)

La dispensa (spicher)


In ogni casa walser era chiamato granaio o dispensa (der spicher) il luogo in cui erano conservate tutte le derrate alimentari ad eccezione delle patate, carote e verdure in genere.
Il granaio era situato all’ultimo piano dell’abitazione, sempre accanto al fienile, con esposizione a nord o verso la parte più fredda della facciata.
In questa posizione il locale acquisiva una temperatura più consona alle sue funzioni ed era particolarmente adatto alla conservazione delle carni salate.
Sulla parete, nell’interno dell’ambiente, era fissata una rastrelliera a liste verticali entro cui veniva riposto, a mo’ di libro, il pane cotto nei forni frazionali.
La rastrelliera aveva il compito di separare i pani al fine di liberare totalmente l’umidità trattenuta dopo la sfornata.
I pani di segale e di mais erano prodotti dalle famiglie due volte l’anno: all’inizio dell’inverno ed alla fine della primavera.
Erano consumati giornalmente e, quando diventavano duri, si tranciavano con un apposito attrezzo chiamato “schnida” o tagliere a lama fissa.
Sotto la rastrelliera, che occupava solamente la parte alta della parete, era collocato un cassone in legno d’abete per il deposito delle farine, riso ed altri cereali.
La cassa era protetta da un chiavistello per impedire l’ingresso ai topi, molto frequenti in inverno, affamati ed in cerca di cibo.
Abituali visitatori dei granai, s’introducevano in ogni spiraglio, e divoravano tutto ciò che trovavano.
Per evitare spiacevoli sorprese occorreva otturare le fessure, anche le più piccole, con filo di canapa; una fibra sgradita ai roditori che desistevano dal rosicare.
Nei granai di più recente fattura, la rastrelliera a parete era stata sostituita da quella a raggiera, sulle cui stecche si depositavano i pani per la loro conservazione.
La raggiera “broudlaitra”era assicurata al soffitto da un robusto canapo, posto lontano dalla parete, per non dare adito ai topi di raggiungerla.
Al soffitto erano ancorati i ganci per appendere, tramite appositi bastoni, le salsicce, le carni essiccate ed affumicate da consumare durante l’inverno.
All’interno del vano si trovavano spesso recipienti di legno a doghe, cerchiati e con relativi coperchi, per la conservazione delle farine, dei cereali e delle carni salate.
Nel granaio si appendevano rametti di ciliegio selvatico con i loro frutti neri o rossi, maturati sulla pianta e tenuti in serbo per speciali occasioni.
Le piante medicinali, raccolte nell’arco dell’anno, erano avvolte in sacchetti di tela e messe ad essiccare per conservarne le proprietà.
Secondo il caso, erano utilizzate a confezionare decotti, infusi ed unguenti utili a lenire raffreddori, febbri, ed ogni male connesso all’uomo o agli animali.
Sulle mensole, lungo le pareti, erano esposti oggetti appartenenti alla quotidianità della vita rurale: piatti, scodelle, mescoli, cucchiai intagliati secondo la tradizione walser; mentre tutti gli arnesi da lavoro, non utilizzati durante la stagione invernale, alloggiavano in angoli remoti della casa.
Ultima, ma sempre presente nel granaio, una vescica di maiale gonfiata, antenata della borsa del ghiaccio, da impiegarsi in caso di contusioni e febbri acute.
A volte la vescica essiccata serviva per la confezione di paralumi.