Il Fienile

Il Fienile


Il taglio del fieno avveniva nel mese di luglio e cominciava di buon’ora: alle cinque del mattino.
Il contadino munito di falce (sagasa), di cote (wetschstai) e di porta-cote (staifos) si recava nel prato (meije) ed iniziava la sua opera.
Il fieno falciato (mod) gli cadeva a fianco e si adagiava sul terreno umido di rugiada.
Dall’erba tagliata estraeva il sedano dei monti (scharlinga) che legava in mazzetti per poi depositarli, esposti sulle pertiche, nell’ultima lobbia (schopfji) della sua abitazione (hus).
Ad essiccazione avvenuta, il sedano dei monti veniva sbriciolato, in un giorno di sole ed in assenza d’umidità.
S’insaccava in un telo di canapa per l’utilizzo, mescolato alla crusca (gris), come mangime per le galline durante l’inverno.
Verso le ore 7 il contadino era raggiunto da una donna o la moglie (eiwib) che, usando la forca per il fieno (haigobla), stendeva sulla superficie già tagliata l’erba recisa di fresco affinché potesse essiccare al sole, tempo permettendo.
Queste operazioni continuavano fino a sera, momento in cui iniziava la procedura d’avvolgimento del fieno perché non fosse totalmente bagnato dalla rugiada.
Il lavoro contrario avveniva il mattino seguente quando il fieno era dispiegato per l’essiccamento.
In caso di cattivo tempo era ammucchiato per limitare la superficie esposta alla pioggia ed allargato non appena il tempo migliorava.
Quando il fieno era sufficientemente asciutto e con poca umidità veniva portato con la gerla (karpiu) direttamente sulla lobbia (schopf) e steso sulle pertiche.
Ad essiccazione completa, dopo essere stato girato e rigirato più volte, il fieno era immagazzinato nel fienile (stodal).
Quando il fieno asciugava direttamente nel prato era trasportato a spalle, in genere, da una donna.
Arrivava con il carico del fieno secco, saliva le scale e lo scaricava direttamente nell’ampio corridoio del fienile.
Slegava la gerla allentando la corda, la svincolava dal fermaglio e, aiutandosi con la forca, ne liberava il contenuto direttamente nello scomparto ad esso adibito.
Il fieno era stipato in un mucchio dal quale si prelevavano, durante la stagione invernale, le quotidiane razioni per ogni singolo pasto: due il giorno per ciascuna mucca.
Il secondo taglio dell’erba (omad) avveniva ai primi giorni di settembre con lo stesso procedimento del primo.
In aggiunta le donne, nella seconda metà del mese, andavano alla ricerca di un’erba filamentosa (fackse) che, tagliata, era ritirata nel fienile appena essiccata e data alle mucche che non producevano latte.
Questo tipo d’erba si tagliava con la falce a mano (sichia) perché cresceva sui dirupi.
Il fienile era un ampio locale, direttamente sotto il tetto di lastre in pietra (piode) della casa walser.
Le pareti erano realizzate con tronchi d’abete di medie dimensioni, incastrati alle estremità fra loro (blockbau).
Per l’irregolarità dei tronchi, che spesso non combaciavano, si formavano nelle pareti delle fessure che facevano respirare il fieno ed evitavano la formazione delle muffe.
Il vano interno era diviso in tre parti per contenere separatamente le erbe di primo taglio, secondo taglio e quelle raccolte fra i dirupi, più povere di contenuti attivi.
Durante l’inverno le mucche erano foraggiate con una bracciata di fieno del primo taglio ed una del secondo taglio, per due volte il giorno, con l’aggiunta di una o due manciate di sale e di crusca.
Lo strato di fieno, ammassato nel fienile, si mostrava di grand’utilità anche per gli abitanti della casa poiché serviva come isolante termico per le stanze da letto sottostanti.
La porta d’ingresso del fienile era sempre molto ampia per consentire un’entrata agevole al carico di fieno.