La casa Walser di Alagna

La casa Walser di Alagna


Un antico proverbio tedesco enuncia: “Wo holzerne Häuser sind und blonde Haare da spricht man deutsch.”
(Dove sono case di legno e capelli biondi ivi si parla tedesco).
Una massima rivolta non solo alle popolazioni teutoniche, ma appropriata a quelle Walser.
Le caratteristiche nordiche degli abitanti e l’architettura delle costruzioni lignee ne dimostrano, particolarmente ad Alagna, la provenienza settentrionale.
Le case walser hanno sfidato il logorio del tempo ed ancora oggi si ergono, sia in paese sia nelle frazioni, a testimoniare quella capacità che, tramandata di generazione in generazione, ha reso l’uso del legno un’arte d’ingegneria non riscontrabile in altre popolazioni limitrofe.
Proprio queste costruzioni di legno, così perfette da reggere il peso d’abbondanti nevicate ed al tempo stesso essere confortevoli per uomini ed animali, meritano una dettagliata descrizione.
La casa doveva rispondere a tre requisiti principali: una comoda abitazione per la vita famigliare, uno spazio sufficiente per conservare il foraggio ed un adeguato ricovero per gli animali.
Le costruzioni erano posizionate in modo ordinato ed esposte a Sud.
Di frequente erano raggruppate per sfruttare al massimo il terreno; ogni palmo di terra lasciato significava meno foraggio per gli animali nella stagione invernale.
La realizzazione di una casa era frutto della solidarietà non solo famigliare, ma di tutta la comunità, che partecipava prestando il proprio aiuto anche nella costruzione delle baite sugli alpeggi.
La maggior parte del materiale era preparata durante la stagione estiva con il disboscamento: un’operazione meticolosa e di specifica conoscenza per la scelta degli alberi da abbattere.
Un importante problema era rappresentato dal trasferimento delle travi principali sugli alpeggi.
Una buona parte giungeva dai lariceti posti a valle ed il solo mezzo di trasporto era la forza delle braccia.
Per edificare una baita (“chasarra” ) si organizzavano delle “corvées” per lo spostamento delle travi.
La prestazione d’opera gratuita era un comportamento molto comune tra i popoli Walser.
Ad un’estremità del tronco da trainare veniva infitto un cuneo di ferro con anello “guntal” al quale era assicurata una lunga corda per il trascinamento, eseguito da tutti gli uomini disponibili.
Nei luoghi in cui il trave non era trainabile, occorreva la forza delle braccia per alzarlo e portarlo nel posto fissato.
Il metodo usato era simile a quello della portantina: si legavano al trave alcune traversine di legno ed al segnale del caposquadra, con movimento sincronizzato, si alzava e si trasportava a passo cadenzato.
Sia il sistema a traino che il sistema a peso era un lavoro massacrante, spesse volte compiuto a distanze notevoli. su ripidi sentieri o ripe scoscese.
L’unico compenso consisteva nell’offerta, a cura del proprietario della baita, di un lauto spuntino ed un abbondante beveraggio per celebrare in allegria, anche se stanchi, il buon fine dell’operazione.
Per la costruzione delle case in paese o nelle frazioni, il legname preparato durante la stagione estiva, era trainato con le slitte sulla neve fino al luogo prescelto. Non tutte le slitte erano uguali: ognuna era costruita secondo il materiale da trasportare.
Per i tronchi di media lunghezza, la slitta (“schlittu”) era lunga circa m. 4, mentre per la legna da ardere era più corta. I tronchi lunghi per le travature, erano trainati da due slitte corte e snodate per facilitare i passaggi nei percorsi tortuosi. Un altro tipo di slitta “bierru” si usava per il traino delle pietre o delle beole.
Era di media lunghezza, robusta e bassa per facilitare il carico.
La casa walser racchiudeva sotto lo stesso tetto l’abitazione, la stalla ed il fienile; in piccoli locali esterni, sotto la lobbia o adiacenti, erano situati il pollaio “henniuhus”, il porcile “schwistia” e, spazio permettendo, alcuni ripostigli.
Al di fuori della casa si trovavano anche il letamaio “mistgruaba”, nelle vicinanze della stalla, ed il gabinetto “haimlich”, posto sotto la scala o la lobbia o in un ritiro nel cortile.
Solitamente la casa walser era a pianta quadrata, circondata dalla lobbia, ed era disposta su tre piani.
Il lavoro di costruzione iniziava in primavera con lo scavo per il basamento e l’erezione dei muri perimetrali a secco.
Le facciate erano di notevole spessore, talvolta fino a cm. 60, per la conservazione del caldo e conferire alla struttura una solida base a supporto della parte lignea.
Del piano inferiore facevano parte la stalla “godu”, con annesso soggiorno “stand”.
Tra la stalla ed il soggiorno non esisteva parete divisoria, ma una semplice tramezza di legno alta circa un metro: persone ed animali convivevano scaldandosi a vicenda.
La cucina “firhus”, accanto al soggiorno, era disposta al di fuori del muro perimetrale e si estendeva sotto la lobbia.
Questo locale conteneva un caminetto “herblatta”, per cuocere alimenti e per la lavorazione del latte.
Disponeva, inoltre, di uno sportello, nel muro verso l’interno, per l’alimentazione di una stufa in pietra ollare (steatite) installata nel soggiorno per il riscaldamento di uomini ed animali.
Tutte le case non avevano camino: il fumo della cucina usciva direttamente dalle finestrelle o dalla porta divisa in due parti.
La parte inferiore era chiusa per impedire l’entrata del freddo, e quella superiore aperta per favorire la fuoruscita del fumo.
Da un ripostiglio, rivolto a Nord, era ricavata la cantina “chalder” per la stagionatura dei formaggi, che necessitavano d’umidità e temperatura costante. Nello stesso scantinato si conservavano anche le patate e il vino.
In quasi tutte le case, al piano terra, era presente un telaio “tuu”.
Con il filo di canapa si tesseva la tela per la confezione di lenzuola, federe, asciugamani, camicie, fasce per bambini e pezze multiuso.
Con il filo di lana s’intessevano abiti di lana pura o di mezzalana.
Mediante una scala esterna in pietra o di legno si accedeva al piano superiore che ospitava le camere da letto (stuba).
Da questo livello iniziava tutta la parte in legno che si estendeva fino al tetto.
Le camere da letto erano disposte sopra la stalla, per sfruttarne il calore, occupando ciascuna un quarto dell’area complessiva del piano: tutte con accesso esterno alla lobbia.
Le stanze che non erano occupate, si adattavano alle necessità della famiglia: laboratorio per la riparazione degli attrezzi agricoli o altri usi diversi.
L’ultimo quarto di piano era destinato alla camera delle foglie (laubstuba), che era adibita alla raccolta e conservazione delle foglie di faggio, per la confezione dei pagliericci.
Le pareti interne erette con tavole di legno, erano incastrate sul pavimento e sul soffitto, mediante piccole travi con scanalatura centrale.
Le pareti esterne (wand) erano formate da mezzi tronchi d’abete o di larice sovrapposti ed uniti ad incastro negli angoli. (blockbau)
I tronchi esternamente erano squadrati con una larga scure (trembiel), segati a metà e piallati sulla parte interna per formare una parete liscia, si sigillavano con muschio essiccato ad integrazione dell’isolamento termico.
Il pavimento era costituito da tavole di legno (dil), dello spessore di circa cm. 3 – 4, appoggiate su una trave orizzontale (binda) e fissate a questa con chiodi di legno (toubla).
Il piano superiore, più rustico, si componeva di alcuni locali che fungevano da magazzino; ne facevano parte il granaio ed il fienile.
Le pareti esterne erano realizzate con tronchi d’abete o di larice di medie dimensioni, sovrapposti ed incastrati alle estremità fra di loro.
Causa l’irregolarità dei tronchi, che spesso non combaciavano, si formavano nelle pareti delle fessure (flecke) che permettevano l’aerazione dei prodotti da conservare.
Il granaio (spicher) era un deposito di pani, farine, riso ed altri cereali.
Sul suo soffitto erano infissi i ganci per appendere salsicce, carni affumicate e salate.
Il fienile (stodal) era un ampio locale diviso in tre parti, per contenere separatamente le erbe di primo taglio, secondo taglio e quelle recuperate fra i dirupi, più povere di contenuti attivi.
Su tutti i lati della casa si estendeva la lobbia (schopf), autentico capolavoro di geometria.
Era un grigliato in legno, formato da pertiche (latte) orizzontali che s’inserivano su travi verticali di legno(stud), e costituiva, con il tetto, la caratteristica dell’architettura walser.
La lobbia consentiva l’accesso a tutti i locali e permetteva, tramite le sue pertiche, l’essiccazione del fieno (hai), della canapa (hampf), della segale (rokku) e dell’orzo (gersta).
In alcune abitazioni, nel timpano del tetto, era presente anche il “lobbietto” (schopfji) che serviva come deposito legna.
Il tetto (toch) era generalmente a capanna con due falde, composto da uno scheletro di legno con copertura in lastre di pietra, denominate “piode” o “beole” (blatte).
Il peso che il tetto doveva sopportare era di media sui q. 3 al metro quadrato e, con grandi nevicate, raggiungeva la tonnellata.
Nell’architettura walser, il peso del tetto costituiva l’elemento principale per bloccare tutti gli incastri e tenerli solidamente uniti.
Questa, in sintesi, la descrizione della casa walser in tutto il suo insieme.
Ancora oggi, dopo centinaia d’anni, queste costruzioni si possono ammirare in tutta la loro integrità e bellezza, rendendo Alagna un museo a cielo aperto della civiltà Walser.
Per meglio comprendere la vita e le attività che le famiglie svolgevano nelle loro abitazioni, è opportuna una più approfondita indagine .
La descrizione dei locali, uno ad uno, permetterà di appagare l’interesse del lettore ed al contempo valutare quanto dura fosse la vita contadina di quei tempi.