Uno dei tanti forni frazionali per la cottura del pane è ubicato nella
frazione Uterio.
E’ stato costruito nel 1676 e ristrutturato una prima volta nel 1907 e
una seconda volta nel 1996.
Nel 1907 la cupola interna a sesto ribassato è
stata ricostruita usando mattoni refrattari.
E' composto di due
corpi uniti da una muratura perimetrale.
La parte posteriore
per circa metà è occupata dal forno propriamente detto, mentre la parte
anteriore è attrezzata per sorreggere, su apposite mensole in pietra,
le tavole che accolgono le forme di pane prima della cottura e, dopo
l'estrazione, per il raffreddamento.
Sulle pareti interne
del muro sono presenti due nicchie per l'alloggiamento della lanterna
durante la panificazione nelle fasi serali e mattutine. Il tetto è
coperto da "piode" (lastre in pietra) per impedire infiltrazioni d'acqua
in particolar modo durante il disgelo.
La parte vera e
propria del forno è costruita a forma di cupola,
la cui volta interna ed
il piano di cottura sono ricoperti da mattoni refrattari. L’estremità
superiore della cupola, oltre al refrattario, è rivestita da una
muratura in pietra legata con calce locale. Sopra alla cupola, oltre al
muro in pietra, un notevole spessore di sabbia finissima ricopre il
tutto per coibentare meglio il forno di cottura.
La struttura si
presenta a forma di parallelepipedo i cui muri perimetrali o circondano
per tre lati.
Il forno è alimentato
attraverso un'apertura, chiusa durante la cottura con una porta di ferro
scorrevole su apposite guide collocate a destra sulla facciata esterna.
Sopra la porta
d'alimentazione è posata una lastra in pietra, disposta obliquamente in
modo che i fumi durante il riscaldamento con legna non vadano
direttamente a contatto con la travatura del tetto.
Davanti alla bocca del
forno è inserito uno sportello apribile, per raccogliere la cenere e le
braci nell'apposito vano ricavato nel muro sul lato destro dell'apertura
d'alimentazione.
Per portarlo alla
giusta temperatura di circa 240 gradi occorrono circa dieci ore di
fuoco continuo.
Il riscaldamento
avviene con legno d 'acero, di frassino e d’ altri legnami forti.
L'accensione è
eseguita con carta e ramaglie mentre in passato si usavano steli di
canapa essiccati in fasci.
Quando il forno ha
quasi raggiunto la temperatura ottimale, s'immettono legni di rododendro
ed in particolare di ginepro per conferire al pane un profumo più
gradevole.
Per conoscere l'
appropriata temperatura ed avviare la cottura non occorre l 'uso del
termometro, ma semplicemente controllare il soffitto a cupola che deve
assumere un colore uniforme grigio-bianco.
Prima di infornare il
pane si tolgono brace, cenere e tizzoni non totalmente bruciati; si
pulisce il piano di cottura con uno straccio di cotone bagnato
ripetendo, all'occorrenza. più volte l'operazione per avere la certezza
di eliminare ogni residuo di impurità.
Durante l'anno la
cottura del pane avveniva due volte: una in primavera, per il periodo
estivo ed autunnale ed una nell'autunno inoltrato per l'inverno e la
primavera.
I tipi di pane che si
producevano erano i seguenti:
Tutte le famiglie
della frazione si accordavano con un piano programmatico affinché ogni
nucleo familiare potesse fare il proprio pane senza mai raffreddare il
forno.
L'accensione ed il
riscaldamento era fatto a turno tra i frazionisti.
Inoltre, il consorzista, che accendeva per primo il forno, aveva
diritto di tagliare l’erba intorno al caseggiato per essere ricompensato
dalla maggior quantità di legna bruciata per portare in temperatura il
forno.
Ogni anno veniva fatta una rotazione a seconda delle regole del
consorzio. In
genere colui che lo accendeva e lo scaldava, la volta successiva passava
in coda e cosi via.