
La
segheria in frazione Resiga
Il legno e la pietra furono per
lunghi secoli i materiali più usati dalle popolazioni di montagna.
La necessità costrinse ad inventare
gli attrezzi e gli utensili che ne consentissero la lavorazione, apportando quelle
modifiche utili a trarre il maggior beneficio con le poche risorse esistenti sul
territorio.
L'acqua, "il grande elemento",
per molto tempo fu il mezzo che permise all'uomo di montagna di sfruttare tutta
la sua energia imbrigliandola ed adattandola alla propria volontà.
Uno degli impieghi più ricorrenti
fu la sua forza e velocità che impose alle grandi ruote di far girare i mulini
e le segherie e, più tardi, le turbine per la produzione di forza motrice.
Nella segheria della frazione
Resiga la captazione dell'acqua avviene direttamente dalla cascata del torrente
Otro.
Convogliata in un lungo canale
d'alimentazione in legno, l'acqua perviene ad una ruota idraulica che mette in
moto il complesso meccanismo propulsore.
In tempi passati l'acqua riforniva
una grande ruota a cassette, detta multistadio o augustana.
Nel 1841, in occasione della
ristrutturazione di alcune parti, essa fu sostituita dalla più moderna ed ancora
funzionante ruota idraulica a pale di piccole dimensioni, detta "alla veneziana",
che anziché la quantità della portata sfrutta la velocità ed il peso dell'acqua.
Una leva ne regola la capacità
secondo il fabbisogno e contemporaneamente invia la rimanente acqua in un canale
di scarico.
La ruota fa girare l'albero di
trasmissione al quale è collegata una biella a volano che trasmette il moto alternativo
ad un telaio.
La lama è posta lateralmente
al telaio che, eseguendo il moto alternativo, aziona un meccanismo di avanzamento
del carrello sul quale sono adagiati i tronchi.
All'albero di trasmissione è
anche collegata, tramite una puleggia ed una cinghia, una lama circolare che si
può inserire o escludere secondo le occorrenze.
I supporti su cui poggia l'albero
nella sua rotazione (non esistevano i cuscinetti a sfera) sono di legno di melo
o di maggiociondolo, utilizzati per la loro resistenza all'acqua ed all'usura.
Il carrello scorre su dei rulli
di faggio con una guida in pendenza per favorirne il ritorno al punto di partenza.
Nella segheria "alla veneziana"
il tronco viene segato interamente.
La posizione laterale della lama
è dovuta alla tecnica di segagione che prevede di appoggiare il tronco alla sponda
del carrello per iniziare a segare le tavole.
I tronchi sul carrello vengono
fissati da una stanga regolabile con una rudimentale morsa di legno e corda con
dispositivo di bloccaggio.
Lo spessore della tavola è calibrato
da supporti, già predisposti in varie misure, inseriti sul fianco del carrello.
La segheria è tuttora funzionante
ed alcune tavole tagliate stanno ad indicarne l'efficienza.
Attrezzi, ricambi, lame ed oggetti
di vario uso sono a corredo dell'impianto.
Slitte, carri ed altri mezzi
di trasporto per tronchi e tavole le conferiscono un aspetto museale e forniscono
al visitatore un'importante testimonianza di un'epoca ormai scomparsa.

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